10/01/2012

Processo Scazzi, Sabrina piange in aula La donna in una gabbia con la madre Cosima Serrano, accusate del delitto della giovane. Nove gli imputati


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Processo Scazzi, Sabrina piange in aula

La donna in una gabbia con la madre Cosima Serrano, accusate del delitto della giovane. Nove gli imputati

MILANO- Non trattiene le lacrime. Sabrina Misseri non ce la fa, piange dietro le sbarre della gabbia. In disparte, dietro a sua madre Cosima Serrano. Al via la prima udienza del processo per l'omicidio di Sarah Scazzi al Tribunale di Taranto. Entrambe le donne sono accusate di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Mentre Michele è imputato di concorso in soppressione di cadavere. In tutto gli imputati sono nove.

I volti del processoI volti del processo    I volti del processo    I volti del processo    I volti del processo    I volti del processo

LE RIPRESE- Capelli lunghi, cappotto nero, i suoi occhiali da vista neri, la 24enne Sabrina si passa spesso un fazzolettino sugli occhi. La madre, ferma e imperturbabile è davanti, mani conserte, gli occhi fissi all'aula. Gli avvocati difensori delle donne hanno dichiarato il loro dissenso nei confronti delle riprese televisive del dibattimento. La Corte di Assise ha stabilito, dopo un'ora e mezza di camera di consiglio, che le immagini del processo potranno essere mandate in onda solo dopo la conclusione del processo stesso. E ha quindi autorizzato la ripresa integrale da parte della trasmissione di Rai Tre «Un giorno in pretura». Non potranno essere ripresi dalle telecamere gli imputati Cosima Serrano, Sabrina Misseri, Carmine Misseri, Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano, nonché testimoni e consulenti che ne facciano esplicita richiesta, come avevano fatto gli imputati. Vietata anche la presenza in aula dei fotografi. Le immagini potranno essere mandate in onda solo dopo la conclusione del processo. Nel pubblico, oltre alla famiglia Sarah, presente anche il sindaco di Avetrana, Mario De Marco: il Comune chiederà di costituirsi parte civile nei confronti della famiglia Misseri.

Redazione Online

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26/11/2011

Gruppo Facebook pro pedofilia: scoperto l'ideatore

Gruppo Facebook pro pedofilia: scoperto l'ideatore

26/11/2011

 

 

E' uno studente ventenne di Milano: "Solo una provocazione"

Il giovane ha confessato e si è giustificato dicendo che era soltanto una provocazione. Il gruppo era stato segnalato dall’associazione Meter di don Fortunato Di Noto. Gli atti dell’inchiesta saranno trasferiti a Milano

 
 
 
Pedofilia online (Newpress)
Pedofilia online (Newpress)

Catania, 26 novembre 2011 - La polizia postale di Catania ha individuato in uno studente ventenne di Milano, l’ideatore del gruppo su Facebook ‘Sosteniamo i diritti dei pedofili’ creato il 24 maggio scorso e che in poche ore, prima di essere oscurato, aveva avuto migliaia di contatti e 35 adesioni con ‘mi piace’.

Il giovane ha confessato sostenendo che era soltanto una provocazione. Il gruppo era stato segnalato dall’associazione Meter di don Fortunato Di Noto e gli atti dell’inchiesta saranno trasferiti per competenza alla Procura distrettuale di Milano.


 

 

  

BAMBINI SCOMPARSI

 
 

 


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12/10/2011

Sarah, pg della Cassazione "Spostare il processo a Potenza"Tutti i buchi neri delll'inchiesta dai Ris l'ultima doccia fredda

Magnificat - Mina

 

Sarah, pg della Cassazione
"Spostare il processo a Potenza"

"Troppo emotività ambientale". Con questa motivazione la procura della Cassazione ha sposato la tesi dei difensori di Sabrina Misseri

La procura della Cassazione ha detto sì allo spostamento del processo per il delitto di Avretana da Taranto a Potenza. Secondo la procura c'è troppa "emotività ambientale" nella sede processuale di Taranto. La procura della Suprema corte, rappresentata dal sostituto procuratore Gabriele Mazzotta ha chiesto di trasferire l'inchiesta a Potenza prendendo atto delle intimidazioni che ci sono state nei confronti di persone coinvolte in questo procedimento, del lancio di pietre durante l'arresto di Cosima Serrano e di intimidazioni nei confronti di Michele Misseri che si è dovuto anche chiudere in casa. E questo non garantirebbe un processo equo alla giovane alla sbarra con capi di imputazione da ergastolo. 

Lo riferiscono i legali di Sabrina Misseri al termine dell'udienza a porte chiuse, non nascondendo la soddisfazione per la decisione dell'accusa. "Si è creato un clima ambientale - hanno dichiarato gli avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia - che si riverbera sulla serenità del procedimento e il codice tutela questa preoccupazione". E' dal 1989, fanno notare i
difensori, cioè dall'introduzione del nuovo Codice penale, che la Cassazione non dà il 'disco verde' al 'trasloco' di un processo. Questa volta, se la Prima sezione penale dovesse dire si, "sarebbe la prima senz'altro a partire dal 1989 - ha rilevato Marseglia - ma per trovare un trasferimento, anche con il vecchio codice, bisogna fare ancora più strada indietro".

 

 

Il DELITTO DI AVETRANA

 

Sabrina: io come Amanda
in carcere innocente

 

La cugina di Sarah dopo la Cassazione: liberate me e mia madre. I pm: le accuse reggono. E oggi un nuovo round: la Suprema corte deciderà sulla richiesta di spostare il processo

di MARIO DILIBERTO

TARANTO - "Mi sento come Amanda, sono in carcere da innocente. Ma quattro anni qui dentro non resisto". Sabrina Misseri ha aperto ieri un piccolo sorriso dopo aver saputo che la Cassazione le ha liberato una piccola strada verso la libertà. Sabrina tende a non lasciarsi troppo andare. "La televisione, i giornali, mi hanno fatto illudere anche quando è venuta fuori la sentenza, ma io e mia madre siamo ancora in questa cella. Ora invece vogliamo essere messe in libertà, noi non abbiamo ucciso Sarah". È quello che pensano anche i suoi avvocati, Franco Coppi e Nicola Marseglia, che nelle prossime ore presenteranno al gup Pompeo Carriere un'istanza di scarcerazione per Sabrina e lo stesso dovrebbero fare gli avvocati di Cosima.

La procura però non sembra però scomporsi. "Siamo certi del nostro impianto accusatorio" si sono detti ieri il capo Franco Sebastio, l'aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero che in questo anno hanno condotto le indagini. I magistrati nella lettura delle 44 pagine della Cassazione hanno intravisto più di un punto a favore della loro lettura. Di capitale importanza viene ritenuto il riconoscimento delle parole dei testimoni grazie ai quali la procura è riuscita a ricostruire i movimenti di Sarah nei momenti precedenti il delitto. In particolare la stessa Corte ha definito attendibili quelle deposizioni a cominciare da quella di Antonio Petarra, il vicino che notò più volte Sarah il giorno dell'omicidio: è lui che racconta di aver visto la ragazza andare verso casa Misseri poco prima delle 14. "È lui che ci conferma - ragionano i pm - che la ragazzina arrivò alle 14 a casa di Sabrina Misseri". Queste e le altre considerazioni che puntellano la ricostruzione dell'omicidio fatta dalla procura saranno raccolte in una memoria che i magistrati depositeranno nel corso del prossimo appuntamento al Riesame.

La decisione della Cassazione non è stata presa bene dalla mamma di Sarah, Concetta Scazzi. "Sono convinto - ha detto il suo legale, Walter Biscotti - che la verità su questo caso verrà fuori dal dibattimento nell'aula del processo, in quanto sappiamo che la bambina è entrata viva ed è uscita morta da quella casa in cui tra l'appartamento e il garage c'erano tre persone. Intanto oggi sulla morte di Sarah torneranno ad accendersi i riflettori della Cassazione. Al vaglio della Corte la richiesta dei difensori di Sabrina, avvocati Franco Coppi e Nicola Marseglia, di spostare il processo da Taranto a Potenza. Secondo i due legali, l'ambiente tarantino è inquinato da pregiudizi. E questo non garantirebbe un processo equo alla giovane alla sbarra con capi di imputazione da ergastolo.

DELITTO DI AVETRANA

 

Tutti i  buchi neri delll'inchiesta
dai Ris l'ultima doccia fredda

 

Nella villetta di Misseri nessuna traccia della vittima. Valzer di colpevoli, troppe versioni e prove vacillanti: tutti gli errori dell'inchiesta. Il paradosso dello zio Michele: è l'unico fuori ma continua ad autoaccusarsi

di GIULIANO FOSCHINI

AVETRANA - Questa di Avetrana è sempre più una storia difficile da raccontare. È infatti una storia senza punti e piena invece di virgole, parentesi e soprattutto di punti interrogativi. Se possibile, poi, - è il caso delle motivazioni della Cassazione depositata lunedì - anche quando le certezze sembrano apposte, vengono spazzate via con grande facilità. Per esempio: i carabinieri dei Ris hanno appena depositato una relazione sostenendo che non c'è alcun riscontro scientifico all'omicidio di Sarah. Niente tracce della ragazza nel garage. Niente tracce nella macchina, niente sulla corda con la quale Misseri ha raccontato di averla calato nel pozzo, niente nemmeno sulle cinture, presunte arme di delitto.
È una storia così complicata, questa, che si arriva al paradosso costruito involontariamente dalla Cassazione che disegna tre "soppressori" di cadavere (Michele Misseri, Sabrina Misseri e Cosima Serrano) ma nemmeno un assassino come se la povera Sarah si fosse ammazzata da sola e poi gli zii e la cugina l'avessero calata nel pozzo. Pozzo che appare un po' una metafora di tutto il resto: questa di Avetrana è sempre più una storia piena di buchi neri.

GLI ASSASSINI - La procura è convinta che a uccidere Sarah siano state Sabrina e Cosima. In realtà, però, come ha sottolineato la Cassazione, Sabrina è in carcere anche per aver ucciso Sarah insieme con il padre Michele: quella ordinanza non è mai stata annullata. Non solo. Non c'è nessuna traccia che inchioda madre e figlia: manca l'arma del delitto. Non ci sono testimoni. L'unico, il fioraio Buccolieri, ha raccontato prima informalmente di aver visto Sarah mentre veniva trascinata nell'auto di Cosima. E poi però ha smentito tutto: "Era solo un sogno". In compenso, però, c'è zio Michele che mentre si infuria a mezzo stampa con la moglie ("quando ero in carcere ha tagliato male tutta l'uva, ha combinato un disastro") continua ad autoaccusarsi dell'omicidio di Sarah. Ma non gli crede nessuno.

IL LUOGO E L'ARMA - 
"Il soffocamento avviene ora in casa Misseri, ora nel garage, ora nella macchina di Cosima" scrive la Cassazione. Ed effettivamente non è chiaro dove Sarah sia stata ammazzata, visto che le ricostruzioni si sovrappongono tra loro ma spesso non combaciano. La mazzata è arrivata poi dai rilievi dei Ris che - seppur in alcuni casi effettuati tre mesi dopo l'omicidio - non hanno dato alcun risultato: non ci sono tracce di Sarah a casa Misseri e in nessuno dei presunti luoghi del delitto. E soprattutto non ci sono tracce della ragazza sulle armi del delitto possibili sequestrate nel corso dei mesi. Le cinquanta cinture di Sabrina, la corda di Michele, il compressore del garage: è stato tutto analizzato senza alcun esito.

L'ORA DEL DELITTO - 
La procura la colloca tra le 13.55 quando Sarah viene vista per strada e le 14,25 quando a casa Misseri arriva Mariangela Spagnoletti. Lo stesso fa la Cassazione ritenendo genuina la testimonianza di un uomo che è sicuro di aver visto Sarah poco prima delle 14 passeggiare verso casa Misseri. "La ragazza è arrivata lì e ha trovato la morte: Sabrina ha poi aspettato per strada l'amica Mariangela per evitare che si accorgesse dei movimenti in macchina e ha mentito alla zia Concetta, quando è andata a chiedere di Sarah, sostenendo che i genitori non erano in casa" dice in sintesi la Procura. La difesa fa notare però che c'è stato uno scambio di squilli e sms tra Sarah e Sabrina intorono alle 14,30 quando la ragazza secondo questa ricostruzione avrebbe già dovuto essere morta. "Ha fatto tutto Sabrina - risponde l'accusa - per depistare e avere un alibi".

IL MOVENTE - "Ciao mi chiamo Sarah, in questo periodo sono molto legata ad un ragazzo che ha 27 anni, io ne ho solo 15 ma lui è dolcissimo con me e mi coccola sempre, si chiama Ivano, e lui piace anche a mia cugina Sabrina". Sarah appuntava queste parole sul suo diario qualche giorno prima di essere ammazzata. Mentre Sabrina tempestava Ivano di sms e scenate di gelosia. Sono le prove inoppugnabili, secondo la procura, che sta nella gelosia il movente dell'omicidio. La tesi però non convince la Cassazione che ha chiesto al Riesame di Taranto di rimotivare meglio anche questo punto.
 

 

 


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